Il dolore del giovedì

Vittorio ha 66 anni vissuti tutti in una cittadina di mare.

Ha sempre goduto, dice di buona salute. Oggi ha 66 anni. L’anamnesi, come si conviene al medico che pratica medicina olistica, parte da lontano: dalla diagnosi prenatale.

“Che c…o – mi scusi – ne so di come stava mia madre quando aspettava me… non c’ero”. Si capisce che ha urgenza di arrivare al sodo: un dolore acuto, urente, lo affligge da dieci anni

“Dove?”

“Qui” e, così dicendo, indica una fascia piuttosto stretta – distribuzione metamerica, diciamo noi Medici – occhio e croce sul decorso della decima costa a sinistra a fascia. Si fatica a ricondurre il Paziente ad un’anamnesi chiarificatrice, per quanto possibile.

Lui preferisce disquisire dei tanti, troppi, tentativi andati a vuoto da parte dei molti specialisti consultati: ortopedici, dermatologi, reumatologi, internisti, chirurghi, pneumologi, gastroenterologi… Il “calvario”, come lo definisce, dura da 10 anni e nessuno ci à capito niente.

Non è difficile crederlo. Forse ognuno ha dato una propria interpretazione, la Medicina non è scienza esatta.Certo che quello che sorprende, cosa che probabilmente ha spiazzato tutti i Colleghi, è che il dolore si verifica “solo il giovedì”.

“Solo il giovedì?” è la domanda che il Medico rivolge più a se stesso che al Paziente e che scalza ogni ipotesi clinica che, per quanto labile, cominciava ad affacciarsi alla mente.Il dolore del giovedì… mai sentito.

“Ma il giovedì… in che senso?”

“Mi prende di giovedì… o meglio… se comincia il giovedì mattina sparisce il venerdì mattina. Se inizia il mercoledì nella notte, finisce giovedì nelle notte”

“Ogni giovedì?”“Da dieci anni, dottore. E le ho provate tutte: cortisone per mesi che gonfiavo così e che mi ha alzato la pressione e la glicemia e toradol e contramal… ho un cesto di scatole di antidolorifici in casa… e antiinfiammatori, che mi ha portato a una gastrite. Ma ogni giovedì… ”

“Ha avuto un herpes in quella zona lì?”

“Come… un herpes… vero, sì era un herpes. Huu come mi ero riempito di bolle… proprio qui nello stesso punto, a fascia, così” dice, come illuminato e toccandosi il fianco sinistro.

La psiconeuro endocrino immunologia può venire in aiuto.Se il Medico ripensa a quanto ha studiato, al bagaglio della sua esperienza, a quello che gli hanno detto nei tanti, troppi, corsi di formazione… niente di tutto questo lo aiuta in questo momento. Semplicemente il “dolore del giovedì” è un non-senso clinico.

A meno che…“Che cosa è successo un giovedì di 10 anni fa, me lo dica, Vittorio” chiede il Medico guardandol il Paziente dritto negli occhi.

Gli occhi del Paziente si muovono a cercare negli anfratti della memoria. I suoi occhi si inumidiscono e, flebile, disegna nell’aria parole sussurrate, quasi incomprensibili: “E’ morta mia madre… era giovedì, sì… che giovedì, mio Dio” il viso affonda nelle mani chiamate a celare allo sguardo un qualche orrore. 

“Ho insistito. Lei non voleva andare. E io” piange“Dove?”“Era partita per una gita con amici, ma soprattutto amiche vedove… Quando il bus è entrato nella autostrada gli è arrivato un camion sopra, il bus è andato di sotto nella scarpata…”

“Mi sembra di ricordare la notizia”

“E’ morta bruciata. Per colpa mia. Non sono riusciti a tirarla fuori, quando il bus ha preso fuoco”Il Medico riflette… si illumina.Suggestivo immaginare che la mente, ogni giovedì da 10 anni, abbia trovato questo punto indebolito dal precedente danno virale, che diventa il parafulmini del giovedì. Un modo un po’ indiretto per evitare ben più gravi sensi di colpa. Se non questo… cosa?

Parlarne è la strada più lunga, ma ora appare la più proficua.

Benedetta mente, ma di cosa sei capace?